ARTICOLO 34 della Costituzione

[...] I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi [...]

domenica 6 novembre 2011

Recuperati 1,5 milioni di euro dalla caccia ai furbetti delle borse di studio

Dalle pagine milanesi de "La Repubblica" del 2 novembre 2011
Di Luca De Vito


È facile come un giochetto contabile. Basta “dimenticare” qualche numero qua e là, farsi certificare tutto dai caf e intascare in silenzio i finanziamenti. Pur non avendo nessun diritto per farlo. Sono i “furbetti” delle borse di studio, ovvero quelli studenti che dichiarano di essere bisognosi omettendo dati sul reddito familiare nella dichiarazione Iseeu — acronimo di “indicatore di situazione economica equivalente università” — e che accedono ai fondi regionali per il diritto allo studio destinati ai meno ricchi.


Centinaia i casi individuati dai funzionari del Cidis, il consorzio interuniversitario che si occupa dell’assegnazione di questi finanziamenti per gli studenti di Statale, Bicocca, Iulm e università dell’Insubria. Da gennaio a settembre di quest’anno, tra borse revocate e sanzioni comminate, sono stati recuperati circa 400mila euro, mentre dal 2008 al 2010 i fondi rientrati hanno superato il milione e mezzo di euro. I beneficiari delle borse sono all’incirca 3mila studenti che ogni anno vengono controllati: di questi, nell’ultimo triennio, il 20 per cento sono stati sanzionati perché non in regola.

Le borse di studio a cui accedono i beneficiari sono suddivise in fasce che vanno dai 1100 ai 4200 euro (a seconda del reddito e della provenienza), a cui si aggiunge un pasto giornaliero gratuito. Agli studenti arrivano due bonifici all’anno che possono gestire come vogliono e che i fuori sede, in parte, devono usare per il pagamento 
delle rate negli alloggi. «Noi effettuiamo controlli a tappeto — ha spiegato Dario Casati, prorettore della Statale e presidente del Cidis — e il più delle volte, quando troviamo false dichiarazioni, il contenzioso si risolve attraverso una comunicazione diretta: ovvero scriviamo agli studenti segnalando le mancanze che risultano dai loro Iseeu e si trova una soluzione». Il Cidis dalla sua ha anche l’attivazione di convenzioni con l’Agenzia delle Entrate e con la Guardia di finanza che garantiscono un maggiore livello di approfondimento delle pratiche. «Tuttavia non sono mancati i ricorsi — ha aggiunto Casati — e in alcuni casi si è arrivati addirittura davanti alla corte di cassazione».


I soldi recuperati con il lavoro del Cidis sono destinati a tornare nelle casse del Pirellone e verranno reinseriti nel conteggio dei fondi per il diritto allo studio a livello regionale. Fondi che l’anno scorso sono stati falcidiati dal ministero dell’Istruzione causando non pochi problemi a Milano. Per la prima volta negli ultimi 10 anni, infatti, non è stato possibile coprire il 100 per cento degli idonei, ma solo il 76,3 per cento. Per far fronte al taglio la Regione ha deciso di rivedere i criteri di accesso alle borse di studio, ponendo un limite di età, inserendo come criterio un voto di maturità minimo (70/100) e stringendo le regole per il mantenimento dei requisiti di merito. Risultato, il numero di studenti che hanno fatto richiesta è crollato del 20 per cento, e le domande sono passate da 1027 a 832.

Sul futuro del diritto allo studio c’è comunque un grosso punto interrogativo. Nel ddl sulla stabilità, al momento, è presente un articolo che prevede un recupero di circa 150 milioni di euro da ridistribuire su scala nazionale. «Se così fosse — spiega Casati — il finanziamento dovrebbe tornare sugli stessi livelli degli anni precedenti». Ma tutti sono prudenti e di comunicazioni ufficiali, al momento, non ne sono ancora arrivate. Né da Roma, né da Palazzo Lombardia.

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